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Glocal: l’integrazione come leva della crescita
L’esperienza diretta di I.S.O. testimonia che molte realtà imprenditoriali italiane possono crescere partecipando a progetti internazionali in collaborazione con network in grado di operare in modalità “glocal”.
Sempre più imprese multinazionali investono in ambiziosi programmi internazionali di sviluppo organizzativo fondati sul principio del “Think global, act local”, vale a dire dello sviluppo di strategie a livello globale (“internazionali”), da applicarsi e implementarsi localmente adeguandosi alle esigenze “nazionali”.
Le teorie sull’integrazione, ovvero le strategie di internazionalizzazione “glocal”, si concentrano sulla ricerca dell’equilibrio tra necessità globali e locali in due modi: secondo alcuni le aziende possono generare efficienza e opportunità sfruttando i vantaggi della standardizzazione e, al contempo, rispondendo ed espandendosi in mercati locali e particolari, sagomando l’offerta su misura secondo le preferenze, le inclinazioni e le normative locali. Secondo altri, l’integrazione va oltre l’efficienza operativa raggiunta attraverso l’equilibrio di standard globali e flessibilità locale. Da questo punto di vista, la localizzazione è la trasformazione di interessi globali e locali e in una forma nuova, o unica, di operatività che si rinnova continuamente gestendo (allo scopo di mantenere l’equilibrio) le tensioni e i paradossi del management del business internazionale.
Questo approccio si sta rivelando prezioso per le grandi multinazionali che, puntando a creare una classe dirigente orientata alle risorse umane (riconosciute come il più importante asset dell’impresa), investono fortemente per migliorare le capacità e abilità individuali del proprio personale in modo che ciascuno possa dare un contributo al miglioramento continuo della performance aziendale e dunque della crescita del business.
L’approccio più accreditato si fonda sulla constatazione che una strategia “glocal” efficace si realizza attraverso un certo numero di buone “practices” (pratiche/prassi) quali, per esempio, buona comunicazione e network tra i membri delle organizzazioni, riconoscimento della fallibilità e non onniscienza dei manager e del bisogno di collaborazione a parte di tutti all’interno dell’organizzazione, di decisioni prese in seno a team e dell’abilità di negoziazione per risolvere conflitti.
Nel campo della formazione, l’approccio rivolto alle buone prassi si traduce quindi in programmi fondati su principi/valori e, soprattutto pratiche riconosciute globalmente come “adeguate e opportune” e il loro trasferimento/applicazione a livello locale con tutti i necessari adeguamenti per catturare e integrare le sfumature e sensibilità locali.
In questo senso, esiste un numero relativamente piccolo di imprese italiane di formazione che ha saputo inserirsi in network internazionali operando così da tramite tra la strategia “globale” e la sua implementazione a livello locale.
In una rete complessa di relazioni e progetti formativi, tutti gli organismi che sono chiamati a partecipare, contribuiscono al successo dell’implementazione tenendo a mente l’obiettivo comune e declinandolo secondo le esigenze specifiche nazionali, in una cornice temporale (per obiettivi) gestita a monte dal committente. Per fornire un esempio concreto, da oltre tre anni I.S.O. partecipa a un esteso programma di sviluppo organizzativo di una delle maggiori multinazionali europee, fornendo servizi di formazione a livello nazionale, che sono il frutto dell’adeguamento alla visione e strategia globale. La multinazionale in parola sta investendo simultaneamente in 13 paesi (con 11 lingue diverse) avvalendosi di un programma comune (gestito a livello centrale) con obiettivi comuni da raggiungere, e da una fitta rete di aziende partner che agiscono a livello locale per l’implementazione. Si tratta evidentemente di un processo altamente complesso che tuttavia sta dando alla multinazionale committente risultati che vanno oltre ogni più rosea aspettativa.
Le organizzazioni “intelligenti” e le persone che vi lavorano devono essere in grado di gestire le sfide del business che si evolve continuamente. L’obiettivo dei programmi di formazione è perciò quello di formare la base affinché la multinazionale, a dispetto della sua estensione geografica e diversità culturale, possa avvalersi di un programma comune distillato dalle esigenze di crescita. Una classe di manager in grado di gestire adeguatamente le risorse umane consente alla multinazionale di diventare più efficace anticipando le esigenze del mercato e adeguandosi al continuo mutare delle priorità. “Formare oltre 1800 manager nella loro lingua madre in tutta Europa è uno sforzo logistico non indifferente ma, grazie alla buona gestione del progetto, alla prontezza ed elasticità dei partner locali e al superamento di ogni modello precedente di formazione tradizionale, l’investimento si sta già traducendo in risultati misurabili”.
Ciò che vale per la formazione, e l’esperienza I.S.O. ne è testimone, vale per molti altri settori. Individuare, comprendere e sapersi inserire in un network internazionale significa oggi più che mai poter cavalcare l’onda di una ripresa che, seppure ancora zoppicante a tratti, in Europa e nel mondo, sta prendendo l’avvio. Mentre l’economia italiana fatica a superare l’impasse, il resto del mondo cresce. L’internazionalizzazione e perciò la comprensione dei modelli “glocal” può essere la chiave di volta per le piccole e medie imprese italiane che, in un contesto globale, possono crescere e contribuire così a riavviare una crescita economica che, a livello nazionale, sembra ancora assopita.
Per confrontarvi con l’esperienza internazionale di I.S.O., per comprendere i meccanismi dell’internazionalizzazione e le opportunità che da essi derivano, non esitate a mettervi in contatto con noi scrivendo a iso@isoformazione.it specificando "Glocalizzazione" nell’oggetto del vostro messaggio.
